Fenomeno Nine Stones: Tutto sull’opera di Samuel Spano

Nine Stones

Horror dal retrogusto mafioso, pieno di intrighi, in cui l’ondeggiare fra sanità e follia cessa di esser diviso. Tutto e il suo contrario coesistono scan dopo scan…

Nine Stones, dell’artista Samuel Spano, rappresenta questo: una lotta nel protagonista fra follia e verità, di cui la parola fine non sembra esistere, portando così, all’occhio del lettore, la cruda realtà fra sesso e omicidio…

Sinossi dell’opera:

Alistair Jacobi, figlio del capo della malavita Vito Jacobi, è costretto a lavorare per il padre con il futuro compito di ereditare il suo ruolo.

Alistair, tuttavia, non ha alcuna intenzione di diventare il suo successore, ma poco importa. Per copertura inizia a lavorare nel market del genitore e proprio lì incontrerà colui che lo porterà alla dannazione, Christopher Stain, incaricato di essere la “balia” di Alistair.

Dopo una sparatoria avvenuta durante una consegna, la tensione fra i due diventa palpabile, tanto da sfociare in atti poco casti ed espliciti nel corso di poco. Nulla di straordinario, peccato che, in un ambiente dove onore ed immagine contano più della libertà, un amore non convenzionale è l’apice del disonore. Da qua in poi tutto diventa una lenta ascesa verso la fine, bramata quanto temuta in ogni sua sfumatura e le domande iniziano a premere nella mente del lettore:

Samuel, cosa ne pensi della tua opera?

“Questa è una domanda molto particolare, di solito sono gli altri che dovrebbero

definire cosa sia passato dell’opera, altrimenti potrei solo cantarmela e suonarmela,

oppure farmi a pezzi perché è la tendenza mia svalutarmi. Di mio non ho una reale idea

in realtà, a parte che vorrei fosse più bella di così. Per la sfera più intima invece In

realtà credo si tratti di mere ruminazioni mentali su situazioni che coinvolgono dei

personaggi immaginari che ho inventato nell’adolescenza, periodo in cui c’è una

maggiore drammatizzazione dei contenuti, sia per un motivo di sfogo che di

sperimentazione, che ci si strugge facilmente e si fantastica su sconvolgimenti emotivi

un po’ gratuiti. Quindi se proprio devo definirla genericamente in un modo, direi

sommariamente ‘adolescenziale'”.

Secondo te è venuta come pensavi o pensi che qualcosa ancora non vada?

“Nessun creatore di contenuti dice che la propria creazione è venuta bene, anzi. Di

solito il contrario. E credo sia normale, non ci sarebbe nessun margine di miglioramento.

Di sicuro cerco di dirmi, per non massacrarmi interiormente troppo, di averla

semplicemente fatta al massimo delle mie possibilità, che ovviamente ha dei grossi

limiti temporali e personali, come per tutti. Per me, è mediocre. Poi se a molti piace,

sono contento! Se ad altri non piace, amen, non so ancora fare meglio di così, anche se

mi piacerebbe molto! Per quelli a cui piace un casino mi sembra sempre poi di averli

fregati tutti, stile sindrome dell’impostore”.

Perché hai deciso di creare Nine Stones proprio così?

“Tolto il fatto che mi piace moltissimo questo genere di narrazione che “non te la

manda sicuramente a dire”, sopratutto per il gore, per il resto sinceramente non lo so

perché è così com’è, ipotizzo che possa avere a che fare proprio con la mia

identificazione in dei corpi maschili per il genere sessuale dei personaggi principali, in

un periodo della mia vita in cui soffrivo molto per la mia identità di genere, poi una

parte di me molto infantile semplicemente si diverte narrando storie horror-psicologiche

e si sfoga con il dramma nelle fiction. Quindi il creare un mix di narrazione tra horror e

drama, in una giostra emotiva continua, era la cosa che mi premeva principalmente che

sopratutto mi divertiva. “Drama” che nella realtà invece rifuggo a gambe levate, di

solito appena chiunque si pone con me cercando di scatenare delle situazioni

emotivamente instabili, dove è un continuo su e giù di sensazioni, dove si cerca lo

scontro per creare emozioni forti, taglio i ponti in men che non si dica. Questo aver

concepito una storia del genere ed essere molto disponibile sui social a rispondere a

tutti, molte volte infatti, ha mandato in confusione chi non mi conosce e vorrebbe farlo,

e sopratutto trigghera alcune personalità che vogliono vedere se avere a che fare con

me possa generare le stesse emozioni provate leggendo il fumetto. Forse perché

pensano che quello che c’è in NS a livello meramente emotivo, no di gore ovviamente

(altrimenti sarei in galera) sia quello che io vivo nella vita reale. La brutta sorpresa è

che di solito, invece, al contrario di quello che si può credere vedendo il fumetto, il

dramma nella vita reale mi fa scendere il latte alle ginocchia, le relazioni disturbate e

tossiche mi deprimono e non solo per me non hanno nessun fascino, ma tronco di netto

gli agganci di questo tipo”.

Quale messaggio vorresti trasmettere con le tue scan di Nine Stones?

“In realtà è più un messaggio implicito che insito nella storia, che è puramente un luna

park di follie disturbanti. Cioè che, tolta l’ovvia informazione che tutta la violenza

narrativa sia solo narrativa, per il dramma di questo tipo di storie con relazioni

disturbate scambiate per “vero amore” ci possono fare emozionare in sicurezza nella

fantasia narrativa, ma che bisogna imparare a discernere la finzione dalla realtà e i veri

sentimenti da delle “masturbazioni mentali” (e non solo mentali). Che se riuscissimo a

interiorizzare la nostra “ombra”, tutte quelle parti di noi molto negative che non

accettiamo di vedere per paura del rifiuto e di non sembrare brave persone, utilizzando

lo sfogo creativo, dove vivono sopratutto le pulsioni sessuali più viscerali di possesso e

violenza, potremmo goderci una parte di noi molto animale senza nuocere a nessuno.

Perché siamo tutti bravi (a parte alcuni tipi di psicotici) a capire che “non va bene

uccidere” quando in una storia avviene, ma un po’ meno bravi a non vedere “il vero

amore” dove c’è solo abuso mentale e fisico. E quindi queste storie poi scatenano in

alcuni una confusione su quello che vorrebbero provare nelle relazioni per sentirsi

coinvolti. Questo è uno dei motivi per cui molti sono a favore della censura di storie

discutibili perché darebbero per alcuni “un cattivo esempio”. Perché è vero che alcuni

si lasciano educare e sedurre da queste narrazioni di “relazioni malate” tanto da

cercarle nella vita reale. Quello che vorrei trasmettere però è che si può usufruire di

queste storie, anche molto più crudeli di questa, in serenità. La mia effettivamente è

quasi più una speranza che un messaggio: che le persone riescano a capire che bisogna

vivere una vita equilibrata, dove si può includere anche una certa dose di dramma

pesante ma sfruttando solo le fiction. Una volta che si cercano queste sensazioni fuori,

invece, nella vita reale, (e qui ci metto la mia diretta esperienza) magari “stalkerando”

gli autori che generano queste storie nella speranza di prolungare questa giostra emotiva

e trasferirla su un piano reale, vuol dire che c’è qualcosa che non va, e semmai chiedere

aiuto a degli esperti. Perché non è la censura che può risolvere queste situazioni, ma

una maggiore consapevolezza della divisione tra finzione e realtà”.

Sentiti libero di dire quello che vuoi su qualunque argomento

“Mi rivolgo a tutti quelli che da questo articolo cominceranno a leggere il fumetto. E

Nine Stones
Nine Stones (foto dal web)

tolta la rosa di persone a cui piacerà o non piacerà per nulla, voglio rivolgermi a quelli

che stanno passando un periodo particolare della loro vita e che si appresteranno curiosi

a leggerlo. So che potrebbe sembrare una cosa esagerata, ma parlo dopo tanti anni di

moltissime situazioni anche estreme, personali, che mi si sono presentate da quando ho

cominciato a pubblicare questa storia su internet. Questo genere di storie possono

creare ad alcuni tipi di personalità una sorta dipendenza emotiva, sopratutto se si sta

vivendo un periodo depressivo prolungato. Quindi è bene che chiunque si appresta a

leggere qualsiasi cosa di questo tipo, non solo il mio fumetto, si renda conto che può

provare una scarica di adrenalina ed entrare in un loop di ossessività verso la storia, e

quindi deve necessariamente comprendere che questa dose di energia che produce la

storia per sua natura, può essere utile fino a un certo punto, non deve diventare l’unico

motivo per reagire a una malattia, come la depressione, che purtroppo ha come

tendenza l’anodina (mancanza di piacere) . E che sopratutto non sono io che ho

generato questa “rinascita emotiva”, non ho nulla di speciale, ma fa parte di queste

storie essere così “elettrizzanti”, qualunque storia un minimo azzeccata, ed è una

qualità che appartiene alla persona che legge, poi, sentire queste sensazioni, non alla

bravura di chi le racconta, quello è solo un insieme di tecniche per rendere avvincente

una narrazione, che chiunque interessato a questo può imparare, chi meglio e chi peggio

ovviamente. Quindi non venite a cercare me per ringraziarmi di essere usciti da un

periodo depressivo, che tra l’altro sarebbe una falsa epifania, lo dico anche se sembra

allucinante ma mi è successa moltissime volte, buttandomi pure in situazioni molto

particolari, e non dico di non venire a ringraziarmi perché non perché non mi faccia

piacere, anzi… ma solo perché sarebbe come ringraziare uno spacciatore! Questo è solo

il mio lavoro e la vera rinascita è un’altra cosa. E per quanto possano sembrare

avvertimenti esagerati, ci tenevo una volta per tutte a precisare questo aspetto”.

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