Processo Vannini, per il Pm è omicidio volontario: “Bugie al 118 lo hanno condannato a morte”

Omicidio Marco Vannini processo

Appello per l’omicidio di Marco Vannini, parla il procuratore: 14 anni per Antonio Ciontoli, concorso in omicidio per il resto della famiglia

Nuova requisitoria in aula oggi per il secondo processo di appello, alla famiglia Ciontoli sul caso Marco Vannini. A fine mese sarà emessa la sentenza che potrebbe ribaltare quella precedente che aveva ridotto la pena ad Antonio Ciontoli a soli 5 anni invece che 14. Oggi a parlare è stato il Pm, in presenza dei genitori di Marco e di Antonio Ciontoli nel banco degli imputati insieme a moglie e figli. Le parole del Pm non lasciano spazio a dubbi, la cassazione si è chiaramente accorta delle bugie e delle omissioni nei racconti di Viola la scorsa settimana. La versione della ragazza non è cambiata ma proprio per questo, resta una tra le prove inconfutabili del voler nascondere a tutti i costi la verità per proteggere Antonio Ciontoli.

Anche se ancora non è del tutto chiara la ricostruzione dell’incidente che ha portato alla morte di Marco Vannini, quello che è chiaro è che sono state dette molte falsità per coprire la verità, e che Marco si sarebbe potuto salvare ma è stato “condannato a morte” a partire da ciò che è stato raccontato nelle chiamate al 118.

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Omicidio volontario: 14 anni per Antonio Ciontoli, la richiesta del Pm

Processo Marco Vannini, Antonio Ciontoli imputato
Processo Marco Vannini, Antonio Ciontoli imputato (foto dal web)

Vincenzo Saveriano, sostituto procuratore della corte d’appello questa mattina ha parlato chiaramente di quali sono le pene richieste per la famiglia Ciontoli: 14 anni confermati ad Antonio per omicidio volontario, 9 anni e 4 mesi al resto della famiglia per concorso in omicidio. La sentenza definitiva potrebbe arrivare già nel prossimo appello il 23 settembre, visto che non ci sono altri testimoni da ascoltare, e viste ormai le idee chiare che ha la cassazione in merito alle responsabilità sulla morte di Marco.

Oggi è stata messa di nuovo sotto i riflettori la famosa chiamata al 118, fatta con molto ritardo, poi le omesse informazioni date di proposito agli operatori. Come sottolinea il Pm: “ Telefonare al 118 e dare informazioni false è come non aver telefonato”; infatti nonostante l’emorragia evidente e il buco causato dal colpo di pistola, nella chiamata si parla di attacco di panico e di ferita provocata con la punta di un pettine. Tutte informazioni false , bugie raccontate appositamente per coprire la responsabilità di Antonio. Tutte le perizie mediche effettuate hanno confermato che Marco forse in quelle ore si sarebbe potuto salvare e che il ragazzo è sopravvissuto per tre ore solo perchè aveva 20 anni, ma in quelle tre ore si sarebbe potuto intervenire in modo diverso. Anche i genitori di Marco, che ormai da anni chiedono giustizia per il figlio, continuano nel dire che era possibile salvargli la vita. Bastava infatti dire al 118 che il problema era un colpo d’arma da fuoco per fare attivare una procedura che invece non si è attivata, i medici sono partiti con l’ambulanza pensando ad una lieve ferita ed un attacco di panico. Tutto questo come sostiene anche il sostituto procuratore: “È sconvolgente, lo hanno condannato a morte.”

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