Economia

Attento alla tua pensione: quando l’INPS te la può pignorare e rischi di perdere tutto

Pignoramento pensione INPS
L'INPS può pignorare la pensione - (futuranews.net)

La Corte Costituzionale conferma la possibilità per l’INPS di pignorare le pensioni solo entro limiti precisi. Attenzione!

La Corte Costituzionale ha definitivamente chiarito il quadro normativo riguardante il pignoramento delle pensioni da parte dell’INPS attraverso la sentenza n. 216 del 2025.

La decisione, attesa e di grande rilievo sociale, conferma la legittimità dell’azione dell’istituto previdenziale nel recupero di somme dovute per indebiti o mancati versamenti contributivi, ma sottolinea con forza i limiti entro cui tale strumento può essere esercitato, garantendo una tutela essenziale ai pensionati.

Le condizioni e i limiti del pignoramento della pensione

Il tema era stato sollevato dal tribunale di Ravenna, che aveva espresso dubbi sulla compatibilità tra la normativa speciale previdenziale e i principi costituzionali di uguaglianza e tutela sociale. In particolare, il nodo riguarda la differenza tra il pignoramento “ordinario”, regolato dall’articolo 545 del codice di procedura civile, e il pignoramento “speciale” previsto dall’articolo 69 della legge n. 153/1969.

Sentenza Corte Costituzionale

La sentenza della Corte Costituzionale – (futuranews.net)

Per i debiti comuni, come quelli verso banche o privati, la legge garantisce la tutela del pensionato prevedendo che sia impignorabile una quota pari al doppio dell’assegno sociale, con un minimo fissato oggi a 1.000 euro, in base alla legge 21 settembre 2022, n. 142, convertita nel decreto Aiuti-bis, che ha aggiornato il limite di impignorabilità con effetto dal 22 settembre 2022. Solo la parte eccedente può essere pignorata, di norma fino a un quinto della pensione.

Nel caso del recupero di indebiti o contributi non versati da parte di INPS, invece, è previsto un regime speciale: l’ente può pignorare fino a un quinto della pensione, purché sia rispettato il trattamento minimo pensionistico, che è inferiore alla soglia prevista per i pignoramenti ordinari e viene aggiornato annualmente in relazione al costo della vita. Questa disparità normativa era stata contestata come una possibile violazione del principio di uguaglianza e della tutela sociale sanciti dalla Costituzione.

La Corte Costituzionale ha respinto tutte le questioni di incostituzionalità sollevate, evidenziando che il confronto tra le due normative non può essere fatto in modo automatico perché la natura del credito è sostanzialmente diversa. Nel comunicato ufficiale dell’Ufficio Stampa della Corte si legge che la specialità dell’articolo 69 “trova giustificazione nella specificità dei crediti tutelati”, poiché il recupero degli indebiti previdenziali serve a ripristinare risorse necessarie al sostentamento del sistema pensionistico pubblico, che si fonda su un principio di solidarietà e su un equilibrio finanziario fragile.

L’azione dell’INPS, quindi, non è paragonabile a quella di un creditore privato. Il recupero delle somme indebite è volto a garantire la sostenibilità del sistema previdenziale e a tutelare l’intera collettività, inclusi i pensionati attuali e futuri. La Corte sottolinea che la disciplina dell’articolo 69 è una norma speciale, giustificata da interessi pubblici di rilievo costituzionale, e che il legislatore può legittimamente prevedere livelli di protezione differenziati a seconda del tipo di credito e del soggetto creditore.

Un aspetto centrale della sentenza riguarda la protezione di chi percepisce la pensione in buona fede. Il sistema previdenziale non ha una funzione punitiva automatica: la restituzione degli indebiti è generalmente richiesta solo se vi è dolo, ossia quando il pensionato ha consapevolmente incassato somme non dovute. Questo introduce una funzione deterrente, poiché chi agisce in modo fraudolento è consapevole delle possibili conseguenze più severe, mentre chi commette errori involontari gode di maggiori tutele.

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