A 30 anni dalla strage di Capaci la lezione di Giovanni Falcone è ancora viva

A 30 anni dal 23 maggio 1992 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ricorda la strage di Capaci in cui persero la vita Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta
strage di capaci Falcone

Alle 17.57 del 23 maggio 1992 ben 500 kg di tritolo fecero saltare in aria le auto in cui si trovavano Giovanni Falcone e sua moglie, il magistrato Francesca Morvillo, gli agenti della scorta Vito Schifati, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo.

L’esplosione avvenuta in autostrada, all’altezza di Capaci, portò via la vita a cinque servitori dello Stato e il suo boato ancora si può sentire a trent’anni di distanza.

Non era certo la prima volta che la mafia aveva cercato di manipolare la giustizia togliendo la voce a chi gli si opponeva.

Prima di loro c’erano stati Peppino Impastato, Piersanti Mattarella, il Generale Dalla Chiesa, Pio la Torre, Paolo Borsellino e tanti altri, troppi per poter fare un elenco.

Falcone non fu certo l’ultimo a perdere la vita per mano della criminalità organizzata che, mettendolo a tacere, credeva di ammutolire anche l’esempio e la dignità di un intero popolo.

Il Presidente Mattarella ricorda la strage di Capaci

strage di capaci
Monumento ai caduti per mafia a Palermo (foto di Federica Massari)

Nell’anniversario di quei tragici fatti il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto ricordare il sacrificio e la grande eredità morale che quei tanti sono riusciti lasciare a tutto il Paese.

La mafia ha ucciso perché spaventata dalla grande rivelazione che Falcone e gli altri avevano fatto ovvero che “essa non era imbattibile e che lo Stato era in grado di sconfiggerla attraverso la forza del diritto”.

Un messaggio di grande forza specialmente se a pronunciarlo è colui che con la mafia ha avuto tristemente a che fare e che ha politicamente continuato a seminare sul solco lasciato dal fratello.

Alla cerimonia di commemorazione della strage di Capaci è intervenuto anche il Presidente del Consiglio Mario Draghi sottolineando la memoria che Falcone è riuscito a trasmettere. Il bisogno di continuare a portare avanti “la lotta senza quartiere alla criminalità organizzata e alla ricerca della verità”.

A trent’anni di distanza la mafia è ancora un fenomeno vivo, una pianta malsana che continua ad infestare quello che dovrebbe essere un giardino rigoglioso per il quale in tanti hanno compiuto il sacrificio più alto.

“La mafia non è affatto invincibile – spiegava Falcone meno di un anno prima di essere ucciso – è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine”. 

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