Diritti Umani

Separazione in casa, il mantenimento va pagato lo stesso? La legge è chiarissima

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Separazione in casa: la legge sul mantenimento - futuranews.net

Quale influenza ha la convivenza in casa dopo la separazione sull’assegno di mantenimento: i casi in cui l’obbligo è valido e quando si può legalmente interrompere. 

La questione del mantenimento per i coniugi separati che continuano a vivere sotto lo stesso tetto non perde attualità, soprattutto alla luce delle recenti pronunce giurisprudenziali. La situazione definita comunemente come quella dei “separati in casa” solleva spesso dubbi riguardo all’obbligo di versare l’assegno di mantenimento, con un interrogativo ricorrente: se si convive ancora, è necessario pagare il mantenimento?

La separazione personale non coincide necessariamente con la convivenza fisica in abitazioni distinte. Il punto di partenza è che la separazione è uno status giuridico stabilito da un provvedimento del tribunale, che modifica il rapporto coniugale in termini di diritti e doveri.

Tale status sospende obblighi come quello della coabitazione e della fedeltà, ma introduce altri, in particolare quello del contributo economico. È importante sottolineare che la separazione non si misura dal luogo fisico, ma dalla decisione formale del giudice. Questo significa che anche se i coniugi continuano a vivere insieme, restano separati agli occhi della legge, con tutti gli effetti che ne derivano.

Coabitazione e obbligo di mantenimento: quando viene meno

L’obbligo di versare il mantenimento per il coniuge più debole economicamente è fissato dal giudice in base a un principio fondamentale: garantire al beneficiario un tenore di vita simile a quello vissuto durante il matrimonio. La disparità economica tra i coniugi è il fulcro su cui si basa l’assegno.

banconote euro in mano

Obbligo di mantenimento: quando decade – futuranews.net

Recenti sentenze, come quella emessa dal Tribunale di Palermo il 10 ottobre 2025 (sentenza n. 3881), hanno ribadito che la semplice coabitazione imposta da difficoltà economiche o da una scelta logistica non altera l’obbligo di mantenimento. Nel caso citato, una donna aveva smesso di versare l’assegno durante il periodo di convivenza forzata con l’ex marito, ma il tribunale ha rigettato la sua opposizione, confermando che l’obbligo di pagamento resta immutato.

L’obbligo di mantenimento può decadere solo in presenza di una vera riappacificazione matrimoniale. Convivere per necessità non equivale a ricostruire un progetto di vita comune. La legge richiede che i coniugi manifestino una volontà chiara e condivisa di riprendere la loro unione, sia sotto il profilo affettivo che materiale.

Occorre distinguere quindi tra la convivenza forzata e la riconciliazione reale: la prima non modifica lo status di separati, mentre la seconda annulla gli effetti della separazione, facendo venir meno il dovere di versare l’assegno.

Non rispettare l’obbligo di mantenimento, anche se si convive ancora, espone a conseguenze legali rilevanti. Il coniuge creditore può avviare un’azione esecutiva per recuperare le somme arretrate, come un pignoramento, assistito da un atto di precetto.

Nel caso in cui chi deve pagare tenti di giustificare la sospensione del versamento con la convivenza, il giudice valuterà se si tratta di una convivenza imposta da necessità o di una reale riconciliazione. Se emerge che non esiste un ripristino effettivo del matrimonio, l’opposizione verrà rigettata e il debitore sarà condannato a pagare tutti gli arretrati, oltre alle spese legali sostenute dall’altra parte.

Il quadro giuridico attuale è dunque molto chiaro: la coabitazione post-separazione non esonera dal versamento dell’assegno di mantenimento, a meno che non vi sia una reale e condivisa volontà di riconciliazione matrimoniale. Questa posizione è stata confermata con fermezza da sentenze recenti e continua a rappresentare un principio guida per i tribunali italiani.

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