Napoli “Sott’ A Statua”: Un Amarcord in Piazza Bellini

Un viaggio nei dintorni di Piazza Bellini a Napoli: tra musica, arte e caffè, lasciandosi ispirare dalla magia di Parthenope
Napoli “Sott’ A Statua”: Un Amarcord in Piazza Bellini

È pieno inverno, ma a Napoli c’è una piazza che fa sempre primavera. Da via San Gregorio Armeno, passando per Piazza San Gaetano e per l’iconica Via Dei Tribunali, ce ne andiamo a Piazza Bellini, uno dei salotti storici della città, una bruna conchiglia semichiusa che poggia su uno dei Decumani, quello Maggiore, quasi sfogo architettonico di una fra le più celebri arterie del pieno centro, con all’interno una piccola perla urbanistica che il visitatore quasi non si aspetta.

Più o meno al centro esatto di questo scrigno, giace, semiprotetto e appena sotto il piano strada, il piccolo complesso delle antichissime mura greche, recintate e in bella vista, scoperte in maniera casuale nel 1953: fascino su fascino, evocazione storica su evocazione storica, cultura e ancora cultura … e direi anche profonda immaginazione se prendiamo in prestito, per “respirare” questa piazza, una canzone tra le più simboliche del gruppo partenopeo “La Maschera”.

La canzone si chiama Amarcord: un brano fortemente evocativo contenuto nell’album “O vicolo ‘e l’alleria” del 2014 che a quanto pare è dedicato appunto, proprio a Piazza Vincenzo Bellini.

Piazza Bellini

Napoli “Sott’ A Statua”: Un Amarcord in Piazza Bellini
Statua in Piazza Bellini a Napoli

Piazza Bellini è uno status culturale forte che batte vivido nel cuore della città della Sirena: è il luogo delle idee dirompenti, dei giovani universitari e degli intellettuali, da sempre.

Centro di una movida pulsante, di aperitivi e cene, di scambi di idee, di contaminazioni multietniche a cavallo tra musica, arti e letteratura, questo elegante spazio scenografico è salito spesso agli onori – o ai disonori – della cronaca per notizie legate a disordini che lo spirito inquieto di molti giovani non è riuscito a contenere ma che pure spesso è sfociato in atti di volontariato a dir poco splendidi come la ripulitura delle aiuole e del recinto delle mura greche da parte di tanti attivisti “green”.

Il gran numero di locali che la riempie riesce a scaldarti il cuore e a toglierti di dosso il gran freddo che in questi giorni non risparmia nemmeno le coste campane, rivestendolo pian piano di altri brividi: “o’ fridd ‘nguoll” è allora tipico di quell’emozione figlia di un piccolo miracolo sonoro, visivo ed architetturale a un tempo, un miracolo che riusciamo ad intravedere proprio come in altri angoli della città, e che, consumandosi, esplode di vita e meraviglia anche in questa piccola grande piazza.

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La Maschera

Accompagnati dalla voce di Roberto Colella – frontman di una band-fenomeno che ha visto l’ascesa del gruppo in città, in regione e un po’ in tutto il Sud Italia con ben cinque album uno dietro l’altro, tutti carichi un sound eccezionale tra world music ed eternità poetiche legate alla terra del sole – ci fermiamo insieme al centro esatto della piazza, arrivando proprio da via San Pietro a Majella.

Qui, da buona turista e non certo da guida, sosto con voi senza nessuna pretesa e forse anche con un po’ di ingenuità davanti al monumento che dà il nome all’immenso slargo; con un i-pod nelle orecchie e questo testo in mano, tento di compiere una passeggiata fatta di musica e di colore, più che di concetti da manuale turistico.

Un po’ di storia

Napoli “Sott’ A Statua”: Un Amarcord in Piazza Bellini
Piazza Bellini (@giancarloinsta85 – Instagram)

E così percorro diagonalmente l’affascinante cornice-scatola, un antico contenitore di storia e di storie in forma semirettangolare, rievocando generazioni ferme sotto lo sguardo del compositore immortalato in posa bronzea da Alfonso Balzico nel 1886.

Ben sapendo che questi lastroni sono stati calpestati da decine e decine di intellettuali e di artisti, proprio perché lo spazio, a prima vista ameno ma – come tutti gli angoli della città – vivacissimo oltremisura e quasi a se stante, è abbracciato e circondato da sedi universitarie e si allunga verso la non molto lontana Accademia di Belle Arti e verso il Conservatorio di San Pietro a Majella, nel quale, guarda caso, lo stesso Vincenzo Bellini si trovò a perfezionare gli studi musicali e a comporre.

Lo sguardo tenta di raggiungere l’azzurro oltranzista di questa città, un cielo che gioca sempre a confondersi e ad indicare il suo mare ma che di fatto cade poi, come accade qui, qui nell’ombra solenne di palazzi monumentali appena feriti dai raggi di un pallido eppure onnipresente sole ed incipriati da stucco carminio, da qualche facciata grigia e piatta (che come sempre – se si riesce a rifare è meglio) dai giganteschi portoni e da androni che nascondono addirittura un chiostro e dal verde degli alti alberi al centro del rettangolo.

Sono muri parlanti, balconcini e alte finestre come queste di Palazzo Castriota Scanderbeg o di palazzo Firrao, facciate che fanno da scudo alla piazza come gendarmi in preziosa uniforme, schermi rinascimentali o tanto inequivocabilmente barocchi come nella migliore delle tradizioni artistiche napoletane.

Stev’m là, proprio là sott ‘a statua/ Nun può capì a ce penzà quant’è bell / Si sul ‘o tiemp nun fosse passat/Stess’m ancora a fumà nu spiniell/E a nun penzà cchiù ‘e guerr /Ah… m’arricord ‘e te guardann ‘o mare e si saglie ‘o cafè/ Pozz sentì l’addore, pozz sentì l’amare ‘e sta città.  

 

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La magia dei dintorni di Piazza Bellini a Napoli

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Caffè letterario a Piazza Bellini (@giancarloinsta85 – Instagram)

Sarà che mi trovo nell’esatto crocevia di via san Sebastiano (nota come la via della musica per i suoi numerosi negozi di strumenti musicali) e di via Santa Maria di Costantinopoli (la via che conduce al Museo Archeologico Nazionale) sarà che salgono a bordo strada e lungo le facciate i richiami di uccelli cui fa eco lo scalpiccio ora frettoloso ora quasi dimesso dei passanti, saranno le accoglienti panchine e queste piccole aiuole piuttosto ordinate, il vento che fa mulinello, lo schiamazzo lontanissimo di auto e di rimbombi vari, ma io qui mi sento ovattata e protetta in un tempo quasi fermo e mi perdo in un luogo dentro un luogo che è già altro luogo.

Occasione per fermarmi a pensare come la storia e la musica di questa città magica, abbiano un andamento lento ma deciso come lo schiumare del caffè fuori dalla sua moka. E lo assaporo tutto questo caffè, assieme un fiocco di neve: non di quelli metereologici che cadono dal cielo di queste lune invernali ma proprio una delle bontà dolciarie della capitale partenopea.

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Napoli e il nostro sud sono e restano una fortuna, una ispirazione personale e collettiva che non ha mai nulla di ripetitivo: e fosse questo anche l’ennesimo articolo su Piazza Bellini, se siete arrivati fin qui è perché vi siete lasciati ispirare. Tornando come me, ancora una volta, sott’a statua.

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