Lo stiramento del seno: una delle torture inflitte alle bimbe del Camerun

Stiramento del seno

In Camerun esiste una pratica a dir poco “crudele” a cui vengono sottoposte milioni di bambine prima della pubertà
Pietre roventi, martelli, pestelli di legno o vecchi ferri da stiro. Sono solo alcuni degli oggetti quotidiani che finiscono per diventare strumenti di tortura “a fin di bene” in un anacronistico tentativo di proteggere le giovani dagli sguardi degli uomini ed evitare così stupri o gravidanze precoci. In una cultura in cui l’eliminazione del patriarcato è assai lontana e in cui ciò che è giusto per il singolo risponde alla volontà dell’intera comunità, l’onore della donna viene protetto intervenendo sul suo corpo, “ridimensionando” la sua desiderabilità.
Avevo 8 anni. Non capivo perché mia madre mi facesse quelle cose. ‘È per il tuo bene’, diceva. È stato un incubo perché, più mi massaggiava, e più mi cresceva il seno. Così, dopo la spatola è passata alle pietre. Erano come tizzoni ardenti”. Queste parole sono come pietre, fanno parte della testimonianza di Doriane, una ragazza camerunense di 19 anni. Come tante altre bambine prima di lei, è stata sottoposta alla pratica dello stiramento del seno (Breast ironing), una pratica utilizzata per impedire la crescita del seno delle ragazze adolescenti, attuata mediante bendaggi che comprimono il seno o materiali roventi, allo scopo di rendere i loro corpi meno attraenti per gli uomini. Questa usanza, che non ha niente di diverso da una pratica di “tortura” è diffusa in Camerun e nelle regioni occidentali dell’Africa.

In cosa consiste lo “stiramento del seno”

La pratica si attua solitamente tra le mura domestiche dalle donne adulte della famiglia, madri, zie, nonne, a volte con l’aiuto di un guaritore nell’intento di proteggere le ragazze da molestie sessuali e stupri, prevenire gravidanze precoci che potrebbero sporcare l’immagine e l’onore della famiglia o per permettere alle ragazze di proseguire gli studi, piuttosto che essere costrette a un matrimonio precoce. In molte regioni dell’Africa, o l’India, l’onore rappresenta un valore imprescindibile e, per questo, molte ragazze sono costrette a subire pratiche come le mutilazioni genitali o, appunto, lo stiramento del seno.
Gli strumenti in maggior misura utilizzati per lo stiraggio del seno sono pestelli di legno, pietre, spatole, martelli o vecchi ferri da stiro, noccioli di frutta, conchiglie o foglie con proprietà medicinali scaldati al fuoco e massaggiati o premuti con forza sul petto dell’adolescente. Tra le varianti meno dolorose vi è l’appiattimento del seno mediante cinture elastiche o bende da tenere strette intorno al petto.
La “necessità” che spinge intere comunità ad attuare tale pratica è di evitare che le giovani finiscano per attrarre i desideri sessuali degli uomini. Come sempre, per preservare la donna dall’uomo chi deve essere sacrificato è la donna stessa. Il seno, che è il simbolo della sessualità, deve essere nascosto, come se fosse un pleonastico accessorio di cui la donna può fare a meno, come se fosse giusto amputare una parte della donna affinché non venga vista. Ancora una volta si decide sul suo corpo in modo da “proteggerla” da molestie sessuali, stupri ma anche per prevenire gravidanze indesiderate e matrimoni precoci. Tutto ciò ha serie conseguenze sulla salute delle ragazze. Secondo una ricerca condotta dall’Agenzia tedesca per la cooperazione Internazionale (Giz), in collaborazione con la Ong camerunense Reseau National des Associations des Tantines (Renata) tali pratiche lascerebbero danni permanenti ai tessuti, cisti, infezioni, malformazioni e tumori al seno, perdita dell’allattamento, per non parlare dei danni psicologici derivanti dal trauma. Molte bambine, ormai adulte, infatti, hanno dichiarato di aver sviluppato seri problemi col proprio corpo, un senso di vergogna e senso di colpa che le porta all’emarginazione sociale, molte hanno dichiarato di avere difficoltà ad avere rapporti sessuali con il loro partner.

Il fenomeno colpisce circa 4 milioni di bambine 

Pratica dello stiramento del seno in casa
Pratica dello stiramento del seno in casa (foto dal web)

Lo stiramento del seno è comune in tutte e dieci le regioni del Camerun e, contrariamente a quanto si pensi, non dipende dall’appartenenza ad un gruppo etnico o classe sociale particolare. Al contrario, è particolarmente diffuso nelle città, dove il grado di istruzione è sicuramente più elevato. In Camerun, vero e proprio mosaico di etnie e culture africane, le madri impaurite per gli abusi sessuali, finiscono per preservare le figlie dalla violenza esercitando a loro volta violenza.I numeri dello studio di Giz sono sconvolgenti: circa quattro milioni di bambine al mondo hanno subito l’appiattimento del seno. Un’usanza che interessa anche ad altri Paesi dell’Africa occidentale come Guinea Bissau, Ciad, Togo e Benin.
Nel 2015, il governo del Camerun ha introdotto una nuova norma nel codice penale per cercare di ridurre questo fenomeno. Nonostante la norma non si riferisca apertamente allo stiramento del seno, la nuova disposizione punisce “chiunque interferisca sulla normale crescita di un organo” con la reclusione da sei mesi a cinque anni e una multa che può arrivare fino a un milione di franchi CFA (1.500 euro). Aba Fouda, portavoce di Renata, però, è scettica sull’effetto della norma, considerando che non è stata mai applicata e la gente continua a perseverare in tale pratica senza alcun timore. “La soluzione è molto semplice – propone la portavoce di Renata – aprire un dialogo sulla sessualità e rompere i tabù informando le adolescenti sulle manifestazioni e i cambiamenti nella pubertà”. Secondo l’Ong camerunense bisogna intervenire sull’educazione e la sensibilizzazione, strada che ha già prodotto i primi risultati: nel 2012, solo il 12% delle donne affermava di voler continuare a praticare lo stiramento del seno alle proprie figlie. Tuttavia, come avverte l’antropologo Flavien Ndonko, in Africa ci sono ancora più di un milione di bambine e ragazze a rischio di subire una mutilazione del proprio corpo per colpa di un’usanza feroce e ingiustificabile. “Se la società ha taciuto finora – scrive Ndonko – è perché, al pari di altre pratiche dannose quali le mutilazioni genitali femminili, si pensava fosse una cosa buona per le ragazze. E così – conclude l’antropologo – anche le stesse vittime si sono convinte che fosse per il loro bene”.

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