La Corte Suprema Usa e il divieto di licenziamento delle persone gay e trans

Corte Suprema Diritti civili

Pochi giorni fa, il 15 giugno del 2020, gli Stati Uniti hanno visto aggiungere un altro importante tassello al processo di costruzione della tutela dei diritti civili grazie alla sentenza della Corte Suprema Usa che ha così disposto: “È vietato licenziare un dipendente perché transessuale o gay”.

La portata di questa sentenza è dirompente, una sentenza storica che mostra – come spesso accade non solo negli Usa, ma anche in Europa, in particolare in Italia – come la giurisprudenza sia sempre un passo avanti rispetto alla politica, quindi ai legislatori, nel riconoscimento dei diritti fondamentali.

Questa pronuncia della Corte Suprema Usa ha trovato sorpresi molti, non si credeva possibile, infatti, che negli Stati Uniti potesse ancora convivere, insieme ai tanti diritti civili tutelati dal sistema normativo statunitense, anche una discriminazione di tale portata.

Una legge sui diritti civili negli Stati Uniti esiste ed è stata approvata nel 1964, è il Civil Rights Act, che era stato il risultato delle tante battaglie degli afroamericani per il riconoscimento dei diritti civili. Nel titolo VII – quello preso in esame dalla Corte Suprema Usa – di questa importantissima legge, tuttavia, non vi è alcun riferimento né all’orientamento sessuale, né all’identità di genere, come cause di esclusione della licenziabilità di una persona; infatti, nel testo di questa disposizione normativa viene proibita ogni forma di discriminazione sul luogo di lavoro “sulla base dell’etnia, della religione, della nazionalità e del genere sessuale”. Era necessaria, quindi, un’evoluzione interpretativa della legge in esame, che prendesse atto dell’esistenza di altre forme di discriminazione, non più legate soltanto al sesso inteso nei suoi generi maschile o femminile, ma anche alla libertà di amare chi si vuole e di sentirsi donna in un corpo maschile e viceversa.

I giudici della Corte Suprema Usa, hanno, quindi, adottato un’interpretazione estensiva del titolo VII del Civil Rights Act, disponendo che nella discriminazione legata al sesso rientra anche il licenziamento di una persona perché gay o transgender. Una posizione, questa della Corte, che risolve la questione del riconoscimento dei diritti civili per le persone transgender in senso diametralmente opposto a quello sperato dal Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che alcuni anni fa aveva chiesto alla Corte suprema di pronunciarsi sulla possibilità di licenziare le persone transgender solo perché tali.

Una grande conquista per i diritti civili, quindi, ancor di più per la comunità trans che, solo poche settimane prima, aveva visto cancellare, a opera di un documento voluto da Trump, le tutele riconosciute alle persone transessuali negli ambienti sanitari, tutele che erano state ampiamente affermate, invece, durante l’amministrazione Obama.

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futuranews

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