Google dedica il Doodle di oggi a Marsha P. Johnson, icona LGBTQ

Oggi 30 giugno, ultimo giorno dedicato al mese del Pride, Google ha deciso di rendere omaggio a Marsha P. Johnson icona dell’attivismo LGBTQ negli Usa

Marsha P. Johnson
Marsha P. Johnson (foto dal web)

Gli utenti di Google che hanno aperto l’home page del più famoso motore di ricerca avranno certamente notato il coloratissimo Doodle nato per ricordare Marsha P. Johnson, una delle attiviste che hanno fatto la storia del movimento LGBTQ. A quasi 30 anni dalla prematura scomparsa, il mondo finalmente sembra non solo ricordarsi di lei ma sopratutto dell’impegno e del contributo che Marsha ha saputo dare alla lotta per il riconoscimento dei diritti civili LGBTQ. Un anno fa a New York, città in cui è vissuta, c’è stata l’inaugurazione di un monumento dedicato a lei e all’attivista transgender Sylvia Rivera con cui prese parte ai moti di Stonewall . Nel 2017 Netflix ha messo in onda un documentario biografico diretto dal candidato Oscar Davide France. In The Death and Life of Marsha P. Johnson, Victoria Cruz cerca di fare luce sulla misteriosa morte avvenuta nel 1992. Recentemente anche Lady Gaga l’ha ricordata partecipando ad un evento promosso per aiutare il Marsha P. Johnson Institute, un’organizzazione benefica il cui scopo è quello di dare protezione e difesa alle persone trans afroamericane. “Grazie a Marsha P. Johnson – sono state le parole di Lady Gaga pronunciate durante l’evento – merita di essere ringraziata per essere stata un’immensa fonte d’ispirazione per tantissime persone”.

Marsha P. Johnson: a chi è dedicato il Doodle di Google

Marsha P. Johnson
Marsha P. Johnson (foto dal web)

Marsha P. Johnson, all’anagrafe Malcolm Michaels Jr, è nata nel New Jersey il 24 agosto 1945. L’omosessualità e la voglia di esprimersi indossando abiti femminili non le hanno certo regalato un’infanzia serena: dopo essere stata rifiutata dalla famiglia e aver subito anche delle violenze,  dopo il diploma si trasferisce a New York. Nella grande mela si sente libera di cambiare finalmente la sua vita iniziando a farsi chiamare prima Black Marsha fino a diventare Marsha P. Johnson. Il nome di un ristorante sulla 42^ strada le aveva dato il cognome Johnson, mentre P stava da “pay your mind“,  che in sostanza significa “non pensarci“: la risposta che dava a chi le chiedeva quale fosse il suo genere.

L’impegno di Marsha

Marsha nella sua breve vita fu tante cose: un’appariscente, una drag queen, un’attrice, una prostituta, una modella per Andy Warhol e sopratutto un’attivista contro la diffusione dell’AIDS nella comunità omosessuale. Fu tra le persone che nel 1969 diedero vita ai moti di Stonewall e si spese molto sia per il riconoscimento civile del mondo LGBTQ che per l’aiuto verso gli emarginati. Purtroppo anche l’allora movimento Lgbt non ha creduto molto nel suo valore, Marsha era una persona fragile in cui vivevano anche dei problemi mentali e accostare il suo nome alla causa all’inizio sembrò inopportuno. Nonostante una vita spesa nella lotta e nell’affermazione dell’orgoglio, solo recentemente infatti il suo nome è tornato a pieno diritto a far parte della storia del percorso LGBTQ. Marsha P. Johnson, nel 1992 ad appena 46 anni, fu ritrovata nel fiume Hudson.

 

Marsha P. Johnson
Marsha P. Johnson (foto dal web)

Le autorità di New York bollarono immediatamente il caso come suicidio. Tale tesi respinta con forza dagli amici che, pur riconoscendone le fragilità, la ritenevano incapace di togliersi la vita. Una ferita sulla nuca sembrava poi voler raccontare una storia diversa, di un omicidio nato nel mondo della prostituzione o dell’odio verso gli omosessuali.

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