Giornata contro la violenza sulle donne, nel 2020 più vittime

Femminicidio

Giornata contro la violenza sulle donne, il Dipartimento Pari Opportunità denuncia l’aumento delle vittime durante la pandemia, 91 le donne uccise nel 2020

La ricorrenza di oggi induce a riflettere su un fenomeno che purtroppo non smette di essere un’emergenza pubblica.- ha dichiarato il Capo dello Stato Sergio Mattarella in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della Violenza contro le DonneLe notizie di violenze contro le donne occupano ancora troppo spesso le nostre cronache, offrendo l’immagine di una società dove il rispetto per la donna non fa parte dell’ agire quotidiano delle persone, del linguaggio privato e pubblico, dei rapporti interpersonali”.
Purtroppo nell’ultimo anno a causa della pandemia la situazione è precipitata. Il lockdown ha isolato le famiglie e nei casi in cui una donna subiva violenza domestica questa si è acuita. Molti uomini sono rimasti senza lavoro, costretti nelle mura domestiche e hanno sfogato la loro frustrazione su mogli e compagne. I dati Istat, diffusi oggi dal Dipartimento Pari Opportunità, sono allarmanti: nel 2020 le chiamate di aiuto al 1522 hanno superato quelle degli anni precedenti aumentando del 73%, con più di 5.000 telefonate dai primi di marzo fino alla fine di aprile. Nel 90% dei casi a chiedere aiuto sono le stesse vittime, ma le chiamate arrivano anche dai familiari più vicini, come i genitori o i figli. Le vittime invece sono state 91, uccisa una donna ogni tre giorni.

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Dal mondo del calcio a quello dello spettacolo tutti uniti contro la violenza sulle donne

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1522 numero antiviolenza (foto da Wikipedia)

Stiamo cercando di cambiare il mondo, tutti, dalle istituzioni al mondo dello spettacolo, dall’informazione allo sport, iniziando col cambiare il linguaggio e il modo in cui si raccontano i fatti di cronaca riguardanti il femminicidio. Lo ha ribadito anche Fiorella Mannoia ieri sera nel programma di La7 Dimartedìdi.Vorrei dirlo alle donne ‘Non è colpa vostra‘, io voglio essere libera di andare in una camera da letto, con l’intenzione di fare sesso con qualcuno, ma voglio essere libera di ripensarci e dire di no. Una ragazza che viene maltrattata non ha colpe“.
E dopo il linguaggio è doveroso cambiare il modo di pensare alle donne, eliminando quel retaggio culturale che fa di lei una provocatrice da sottomettere. A dare un segnale forte ci ha pensato il calciatore Claudio Marchisio che si è schierato in difesa della maestra di Torino i cui video intimi sono stati pubblicati causandole il licenziamento.  “Giusto per chiarire la questione: il video hard della maestra in realtà si chiama revenge porn – scrive il calciatore in un post su Instagram. Il revenge porn è un reato, oltre che una terribile violenza. Fare sesso non è un reato (neanche per le maestre). Lei è innocente. Lui un criminale, oltre che uno Stronzo”.
C’è un aspetto drammatico di queste vicende che molto spesso viene sottovalutato, quando a morire è una madre. Cosa succede ai minori quando la mamma viene ammazzata dal loro padre o patrigno? Chi li crescerà, chi darà loro una casa e tutte le cure necessarie? Non bisogna dimenticare che il femminicidio porta con sé un’altra tragedia quella, degli orfani. “L’animo della donna è la genuina forza per la vita della famiglia e senza di lei la vocazione umana non può essere realizzata”, queste le parole di Papa Francesco al Congresso nazionale promosso dal Centro Italiano Femminile, il 25 novembre 2014.

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