Covid, uno studio italiano scopre come prevenire i decessi in terapia intensiva

Team dell'ospedale S.Orsola che ha condotto lo studio

Scoperta in Italia la causa dell’elevata mortalità dei pazienti in seguito a ricovero in terapia intensiva, lo studio potrebbe dimezzare i decessi dei pazienti grazie ad una diagnosi precoce
Dai risultati di uno studio pubblicato sulla rivista medica ‘Lancet Respiratory Medicine’, si è dimostrato come la misura di parametri polmonari ed ematochimici possa aiutare a formulare una precoce diagnosi sui danni da Covid nei polmoni ed individuare tempestivamente i pazienti che necessitano di cure intensive e ventilazione meccanica, distinguendoli da quelli che potrebbero essere curati con metodi non aggressivi, diminuendo significativamente la mortalità in seguito al ricovero.
Lo studio è stato effettuato prendendo in esame 301 pazienti che erano stati ricoverati nelle terapie intensive presso il Policlinico sant’Orsola di Bologna, l’Ospedale Maggiore di Milano,Istituto Clinico Humanitas, Policlinico Gemelli di Roma, Policlinico di Modena l’Ospedale San Gerardo di Monza. Le analisi hanno dimostrato che il virus può danneggiare due diverse componenti del polmone: gli alveoli che si nutrono di ossigeno cedendo anidride carbonica  e i capillari nei quali avviene il vero e proprio scambio ossigeno-anidride carbonica. I soggetti che presentano un “doppio danno” cioè che presentano danni del virus sia ai capillari che agli alveoli vanno incontro ad una mortalità nel 60% dei casi tra quelli costretti al ricovero in terapia intensiva, mentre gli altri che subiscono danni solo ad una delle due componenti polmonari hanno un tasso di mortalità pari al 20%, questi dati sono risultati molto importanti per poter stabilire una differenziazione nelle cure, infatti effettuando una precoce diagnosi, misurando un parametro di funzionalità polmonare sarà possibile identificare i pazienti con il danno doppio che avranno certamente bisogno di ventilazione forzata o la cosiddetta “extra-corporeal membrane oxygenation” e quindi una terapia intensiva, mentre gli altri a danno singolo potranno essere trattati con cure meno invasive evitando i rischi derivanti dall’intubazione.
I risultati sono molto importanti anche per la scelta di eventuali terapie più efficaci, per esempio ai pazienti con solo danno alveolare potranno essere somministrati anticoagulanti in maniera preventiva per evitare i successivi danni ai capillari.
Lo studio è motivo di orgoglio per l’Italia ed è stato condotto principalmente dal dottor Marco Ranieri direttore dell’Anestesia e Terapia intensiva polivalente del Sant’Orsola, con la collaborazione di molte Università italiane e di Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità e membro dell’attuale Comitato tecnico Scientifico del Governo.
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